Chi ha ancora paura di Curzio Malaparte?

di Paolo Di Paolo

Fonte: La Repubblica - 29/06/2017

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A sessant'anni dalla morte lo scrittore, sempre amato all'estero, in Italia continua a dividere. E lo Strega dice no all'appello per un premio postumo. La leggendaria villa caprese resta inavvicinabile. Superato il belvedere di Punta Tragara, sopra i Faraglioni, si percorre il sentiero di Pizzolungo fino al punto in cui pare quasi di poterla toccare - una scatola rosso pompeiano a strapiombo sul mare. Niente. Lui l'aveva destinata all'ospitalità di «artisti cinesi»; oggi è solo una fortezza inespugnabile in mano agli eredi. Ma l'isolamento di questa enorme casa-nave, incagliata su uno sperone di roccia - «Casa come me» la chiamava il progettista e proprietario -, è forse il riassunto più preciso dei sessant'anni trascorsi dalla morte di Curzio Malaparte. Nome su cui grava tuttora un'ombra, se non di freddezza, di pregiudizio. Possibile? Vale, naturalmente, soltanto in Italia: in Francia hanno appena tradotto "Battibecchi" ("Prises de bec", Les Belles Lettres), testi spesso un po' da tati e soprattutto molto italiani; in Gran Bretagna la traduzione di Tecnica del colpo di Stato per Enigma Books è uscita con una sottolineatura della «lucida e realistica visione della storia e della politica moderne». La Repubblica


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