Donne, boss e sfincione una storia “Appalermo”

di EMANUELA E. ABBADESSA

Fonte: La Repubblica ed. Palermo - 10/04/2016

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Lo sfincione è un'arte. Quello vero, fatto all'antica, in una città invasa dagli sfincionari ambulanti, «approssimativi e fitusi sulla loro Ape. E invece lo sfincione ha una tradizione che lo eleva dall'etichetta di cibo da strada. Perché c'è sfincione e sfincione, ed è inutile che i Baarioti, quelli di Bagheria, si allattarìano tutti, è inutile che lo fanno bianco, perché lo sfincione lo sappiamo fare solo a Palermo».
Questa è la convinzione di Mimmo Calò, giornalista sportivo palermitano, voce narrante e protagonista del felice esordio di Carlo Loforti con Appalermo, appalermo!. A 44 anni, con un'incipiente calvizie, una moglie incinta e una suocera a carico, una madre tirchia appena separata dal marito e la determinazione di aprire una sfincioneria in un magazzino di pochi metri quadri, Calò affronta la perdita del lavoro. Così inizia un'epopea tragicomica nella quale la Palermo della Kalsa - ma anche quella dei quartieri raffinati con i viali alberati da "squarcio di Islanda" - fa da sfondo alla filosofia del protagonista.


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