Quell’atmosfera cupa de L’uomo di Berlino

di Diego Gabutti

Fonte: ItaliaOggi - 30/03/2016

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Non è facile misurarsi con Bernie Gunther, detective nella Berlino di Hitler e protagonista della «trilogia berlinese» di Philip Kerr ( Violette di marzo, Il criminale pallido, Un requiem tedesco) e in seguito anche d'altri nove romanzi ambientati negli anni di guerra e dopo, in Europa e nell'America del sud. Kerr, autore anche di altri gialli storici da leccarsi i baffi, è uno dei massimi scrittori del genere, e le sue storie berlinesi sono ormai dei classici. Giocare sul suo terreno, raccontando le storie d'un altro poliziotto di epoca hitleriana, è un bel rischio per uno scrittore noir. Luke McCallin, che con L'uomo di Berlino è alla sua prima prova, se la cava dignitosamente e non sfigura troppo al confronto, anche se l'atmosfera del suo romanzo è forse un po' troppo cupa (per quanto una storia ambientata nella Serajevo degli ustascia croati, che secondo le testimonianze del tempo erano più efferati e sadici delle SS, non possa certo essere allegra).


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