Storie di ordinaria violenza dentro le mura scolastiche

di Delia Vaccarello

Fonte: L'Unità - 31/10/2015

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Nel nuovo romanzo di Buzzi il racconto in prima persona di una vittima del bullismo, una parola troppo tenue per descrivere l'incubo in cui possono precipitare i ragazzi più fragili Emerge l'assenza di solidarietà e la tendenza a isolarsi delle stesse vittime Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale... e vedere di nascosto l'effetto che fa. Non sappiamo se Marino Buzzi, autore di L'ultima volta che ho avuto sedici anni, si sia lasciato ispirare dalla nota canzone di Jannacci. Certo è che a fare effetto nel libro è la narrazione in prima persona e gli occhi «distaccati e sereni» di un sedicenne che vede il paese natale unirsi, sfilare, assistere alla fun zione religiosa, piangere (ma con quanta verità?) la sua scomparsa. «Una storia perfetta per i pomeriggi televisivi». Lungo il corteo ci sono tutti, e tra la folla Giulio detto Ombra, Marco detto Spillo, e Tony, nelle ultime file, forse costretto a venire dai genitori. C'è anche Anna, che sta con Spillo, ed è l'unica ad aver avuto uno straccio di relazione «umana» con il narratore altrimenti detto «ciccione», «palla di lardo», «porco», «malato», «latrina».


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