Vita da “Inox”: com’è davvero un’acciaieria

di Eugenio Raspi

Fonte: Il Fatto Quotidiano - 28/05/2017

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E pensare che in stabilimento ci sono arrivato per mia scelta. Fesso io. Certo, ma a me la fabbrica nessuno me l'ha mai raccontata, e se oggi la racconto io è solo perché ne sono uscito. Se solo mi avessero avvertito, però, non ci avrei mai messo piede. Avrei portato a termine gli studi universitari, sarei diventato ingegnere, sarei stato uno di quelli che stanno dall'altra parte, quelli che comandano e dispongono del personale assegnato. Ma non lì, non all'a cciaieria, in qualche altra industria, della chimica o dell'elettronica, in un ambiente di lavoro più pulito e meno chiassoso. Per entrarci devi essere ammanicato forte, si diceva. È stato sempre così. Un posto sicuro, da arrivarci alla pensione. Un ottimo stipendio, e coi turni avevi buona parte della giornata libera.


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