Il passato militante degli anni Settanta riesplode feroce nel lutto di una madre

di Pierluigi Battista

Fonte: Corriere della Sera - 24/09/2016

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Quando le ammazzano il figlio, Flaminia, la protagonista del romanzo Le lupe di Flavia Perina, inaugura la sua quarta vita, quella più tragica, atroce, cruenta, dolorosa. La prima vita era quella di lei giovanissima negli anni Settanta, spesa in una destra spesso tentata dall'avventura sconsiderata dell'illegalità violenta (anche armata nelle sue propaggini più estreme) e che si è conclusa con la rottura di affetti e legami all'arrivo del destino. La seconda era una vita che cancellava le tempeste di quella precedente attraverso i riti e il cloroformio di un matrimonio, la routine coniugale, il benessere benpensante, le comodità, il tepore del focolare, la fine delle ambizioni annegate nello stagno brodoso della casalinghitudine. La terza, seguita alla morte del non amatissimo coniuge in un incidente automobilistico, era l'autonomia riscoperta, l'amicizia paritaria con i figli fuori dai vincoli propri di una retorica matrimoniale, la solitudine non subita come una maledizione, la quotidianità non esaltante ma libera. La quarta è quella che ti piomba addosso, ti squassa, ti annienta quando tuo figlio diciottenne, amante del rugby, viene fermato da una pattuglia di poliziotti reduci dagli scontri attorno allo stadio Olimpico, reagisce malamente, ma viene ricambiato con una violenza sproporzionata, smisurata, vendicativa da parte di un uomo in divisa che schiaccia un ragazzo sicuro della propria impunità, certo della protezione che le istituzioni gli riserveranno, nell'omertà di corpo, con l'insabbiamento della verità.


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